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  maggio 2025

I fascisti italiani alla testa del terrorismo anticomunista
durante la Guerra Fredda


Gli anni di piombo: orribili stragi furono compiute in Piazza Fontana a Milano (1969, sopra a sinistra), in Piazza della Loggia a Brescia (1974, sopra a destra) e alla stazione centrale di Bologna (1980, sotto a destra), e in diverse altre città. Molti furono legate a Ordine Nuovo di Pino Rauti del MSI, e quasi tutte in collaborazione con le agenzie di spionaggio statunitensi e italiane che promuovevano una “strategia della tensione” per tenere il Partito Comunista fuori dal governo.  (Foto (sinistra): Ufficio Stampa Rai; (destra) Archivio Silvano Cinelli)
(Foto: Ministero della Defesa)

Giorgia Meloni non ha mai rinnegato il Movimento Sociale Italiano (MSI) fascista, affermando però che il fascismo è stato “consegnato alla storia”. Dopo essere diventata presidente del Concilio dei ministri nel 2022, ha difeso il MSI in quanto “partito della destra democratica” e il fondatore/capo del MSI Giorgio Almirante come un “grande patriota”. Tutto questo va ben oltre l’assurdo. Uno dei cofondatori del MSI, Pino Rauti, pubblicò nel 1952 un libro intitolato La democrazia. Ecco il nemico! Rauti fu anche uno dei fondatori del primo gruppo paramilitare fascista del dopoguerra, i Fasci di Azione Rivoluzionaria (FAR), che nel 1946 lanciarono delle bombe contro sedi dei partiti comunista e socialista.

Nel 1953 Rauti fondò il gruppo Ordine Nuovo (ON) all’interno del MSI, sotto la guida dell’ex agente segreto delle SS naziste e ideologo fascista Julius Evola. Nel 1957, Rauti e il suo ON si separarono dal MSI. Nel 1965, Rauti partecipò a una riunione dell’“Operazione Gladio”, organizzata dall’Alto comando militare italiano, che riuniva fascisti, alti funzionari dello stato e importanti imprenditori. Gladio, la cui esistenza fu rivelata dal premier Giulio Andreotti nel 1990, era la filiale italiana delle armate segrete “stay-behind” della NATO per condurre una guerra clandestina nel caso in cui i comunisti fossero saliti al potere nell’Europa occidentale, e in particolare in Italia. Ma era molto più di questo.

In realtà, come ha rivelato il giudice Guido Salvini nella sua decennale inchiesta sugli “anni di piombo” degli anni Settanta, i gruppi terroristi di destra (Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale) che hanno compiuto stragi (Piazza Fontana, Italicus, Bologna, Brescia, ecc.)1 nel quadro di una “strategia della tensione” erano soldati di Gladio controllati dalla CIA.2 Una relazione del 2001 sulle stragi di destra, presentata dal Partito Democratico della Sinistra (PDS) alla Commissione Stragi, citava dei rapporti del Ministero dell’Interno secondo cui Pino Rauti, allora rientrato nel MSI, “rimase in stretto contatto con i membri di Ordine Nuovo di Venezia” che erano stati coinvolti nella strage di Piazza Fontana.


Nella foto a sinistra: nel 1970 Junio Valerio Borghese, noto come “il Principe Nero”, intenta un colpo di stato. Nella
foto al centro: Borghese nel 1945 insieme al maresciallo Rodolfo Graziani, allora ministro della difesa della “repubblica di Salò”. A destra: Vito Miceli, capo del SID (servizio segreto militare) poi divenuto deputato del MSI fascista. (Foto: A3)

La relazione della Commissione Stragi del 2001 citava inoltre alcune dichiarazioni di quei terroristi di Ordine Nuovo (a loro volta informatori dei servizi segreti militari italiani e statunitensi) secondo le quali Rauti “aveva legami operativi” con l’Alto comando militare e “Pino Rauti era in contatto con l’apparato della CIA”. Inoltre Rauti ricevette per anni pagamenti regolari dall’addetto stampa dell’ambasciata USA, che nel 1970 ammontavano a 200.000 lire al mese (circa 3.200 euro o 3.500 dollari di oggi). Come si legge nel rapporto della Commissione, Rauti, “uno dei membri di spicco della destra sovversiva, era letteralmente ‘al soldo’ dell’ambasciata USA di Roma”.3

Pino Rauti è stato uno degli eroi dell’Azione Studentesca (AS) del MSI quando Giorgia Meloni la capeggiava nel 1996, così come lo è oggi per la rinata AS come gruppo studentesco di Fratelli d’Italia della Meloni. Al funerale di Rauti, nel 2012, centinaia di persone tesero le braccia nel saluto fascista. La Meloni era presente, così come la figlia di Rauti, Isabella, che nel 2018 è stata eletta al Senato, dove è vicepresidente del gruppo di Fd’I. È inoltre presidentessa del Centro Studi Pino Rauti, che nel 2020 ha ospitato una mostra su 50 anni di stampa e propaganda della destra italiana (1945-1995), ossia del MSI, che sottolineava la continuità della “destra anticomunista” fino a oggi.

Ma non si tratta soltanto di Rauti: il MSI stesso era profondamente implicato nelle macchinazioni della Guerra Fredda antisovietica degli imperialisti USA/NATO. Sebbene il MSI fosse elettoralmente marginalizzato, dietro le quinte era ben collegato ai vertici dell’esercito e dei servizi segreti italiani, nonché ai golpisti e ai terroristi fascisti. Secondo il rapporto del 1976 dello House Select Committee on Intelligence degli Stati Uniti sulle operazioni sotto copertura delle agenzie di spionaggio statunitensi, la CIA ha speso 75 milioni di dollari in nero per le elezioni italiane dal 1948 al 1974, compresa “una donazione di 800.000 dollari nel 1972 alle forze politiche del movimento neofascista italiano”. Il denaro andò al generale Vito Miceli, capo del SID (Servizio Informazioni Difesa), che lo passò al MSI.


Pino Rauti, negli anni Settanta durante un suo discorso; all’epoca era “tornato” all’MSI, i suoi ex camerati terroristi di Ordine Nuovo
mantenevano i contatti con lui. A destra: Oggi Azione Studentesca, il gruppo delle scuole superiori di Fratelli d’Italia, saluta Rauti
come un eroe. (Foto: Getty Images)

Anche l’idolo della Meloni, Giorgio Almirante, era immerso fino al collo nelle attività clandestine ai vertici dello Stato italiano. All’inizio degli “anni di piombo”, nel 1970, il fondatore e capo del MSI incontrò Junio ​​Valerio Borghese (che era stato presidente del MSI nei primi anni Cinquanta) mentre quest’ultimo stava progettando un colpo di Stato. Come ha rivelato cinquant’anni dopo il capo del gruppo parlamentare del MSI, Almirante disse al golpista Borghese, chiamato “principe nero”, che in materia militare “saremo noi ad attenerci alle tue indicazioni”.4 Nel 1976 il generale Miceli fu eletto in parlamento per il MSI fascista dopo essere stato indagato a proposito di un’associazione segreta militare.

Il capo del MSI Giorgio Almirante in compagnia di Pino Rauti. Almirante, è stato inoltre coinvolto con i servizi secreti italiani e statunitensi in complotti golpisti e attacchi terroristici anticomunisti della Guerra Fredda.

Nel 1975, Almirante si recò a Washington per incontrare i membri del Consiglio per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. Ricevette anche finanziamenti da Licio Gelli, il “venerabile maestro” della Loggia massonica P2, legata alla CIA e responsabile della strage sul treno Italicus e dell’attentato alla stazione centrale di Bologna. Anche Gelli era un ex camerata della Repubblica fantoccio di Salò, quando Almirante era a capo del ministero dei Beni culturali (e ordinò che i partigiani antifascisti venissero “fucilati alle spalle”), ed era il medesimo Gelli ad assicurare il collegamento coi vertici nazisti. Diversi parlamentari del MSI furono anch’essi membri della Loggia segreta P2.

Neppure facendo uno sforzo d’immaginazione si potrebbe considerare il MSI come qualcosa che somigliasse a una destra “democratica”, come ha invece sostenuto la premier italiana Meloni. Il partito fascista del secondo dopoguerra e i suoi capi (Almirante, Rauti e gli altri) costituivano un covo di vipere di ex funzionari di Mussolini, di burattini dei nazisti, di inguaribili golpisti che complottavano per rovesciare il regime parlamentare, e un vivaio di assassini di massa rimasti sempre in contatto col loro partito d’origine. Ecco qual è la sinistra combriccola la cui eredità viene orgogliosamente rivendicata da Fratelli d’Italia, che detiene oggi il timone del governo di estrema destra a guida fascista. ■


  1. 1. Nel dicembre 1969, secondo le cifre ufficiali, 17 persone rimasero uccise e 88 ferite in un attentato con ordigno esplosivo in Piazza Fontana, a Milano. Nel 1974 una bomba sul treno espresso Italicus fece 12 morti e 55 feriti, mentre nello stesso anno una bomba nascosta in un cestino portarifiuti esplose nel corso di un corteo antifascista di sindacalisti e militanti di sinistra in Piazza della Loggia, a Brescia, facendo 8 morti e 102 feriti. Nel 1980 un attentato nella stazione centrale di Bologna uccise 85 persone e ne ferì 200. Tutti furono opera di terroristi fascisti.
  2. 2. “Strage di Piazza Fontana spunta un agente Usa”, La Repubblica, 18 February 1998.
  3. 3. Senato della Repubblica, Stragi e terrorismo in Italia dal dopoguerra al 1974, 2001 [https://patrimonio.archivio.senato.it/inventario/scheda/terrorismo-e-stragi-x-xiii-leg/IT-SEN-114-014986/stragi-e-terrorismo-italia-dal-dopoguerra-al-1974-on-bielli-on-grimaldi-on-attili-on-cappella-on-ruzzante-sen-bertoni-sen-cioni].
  4. 4. “ 50 anni fa il golpe Borghese. Il MSI preferì restare alla finestra”, FascinAzione, 8 dicembre 2020 [ora in: https://www.ugomariatassinari.it/movimento-sociale/].