ottobre 2025
USA: I Democratici proteggono l’ICE – Mobilitazione operaia per respingere gli agenti federali!
Fermare lo stato di polizia di Trump!

28 settembre 2025: La polizia di frontiera marcia in formazione militare per le strade del centro di Chicago.
(Foto: Ashlee Rezin / Chicago Sun-Times)
Rompere con i partiti del capitale! –
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Il seguente articolo è tratto da The Internationalist n. 76 (giugno-ottobre 2025), il giornale dell’Internationalist Group, sezione statunitense della Lega per la Quarta Internazionale.
Sotto l’amministrazione di Donald Trump, gli Stati Uniti stanno costruendo un regime di stato di polizia nel quale gli atti arbitrari del potere esecutivo non sono praticamente sottoposti al controllo dei tribunali, delle leggi, del Congresso o della Costituzione alla quale dichiarano di giurare fedeltà. Gli Stati Uniti non ci sono ancora arrivati, sono ancora alle fasi iniziali, stanno smantellando le istituzioni e indebolendo la popolazione con il fuoco di sbarramento di una repressione militarizzata. L’esercito viene riconvertito per una guerra interna e le varie agenzie del Department of Homeland Security (DHS, Dipartimento della Sicurezza Interna) vengono trasformate in una forza di polizia paramilitare buona per tutti gli usi. A guidare questa tendenza è la campagna trumpista di deportazione in massa degli immigrati, che costituiscono un settore vitale della forza lavoro statunitense, ma il bersaglio finale sono tutti i lavoratori. Ed è alla forza della classe operaia che dobbiamo guardare per combattere questa corsa verso una dittatura capitalista nuda e cruda.
Dopo aver emesso uno tsunami di ordini esecutivi in primavera, dichiarando ogni sorta di “emergenza nazionale”, il regime di Trump si è messo al lavoro scatenando una repressione da stato di polizia a Los Angeles, dove risiede oltre un milione d’immigrati privi dei documenti richiesti dallo stato dei padroni. Un paio di settimane prima, il fascistoide vicecapo di gabinetto della Casa Bianca, Stephen Miller, aveva convocato i massimi funzionari dello Immigration and Customs Enforcement (ICE, Controllo Immigrazione e Dogane) e aveva gridato loro che, se non avessero cominciato ad arrestare almeno 3.000 immigrati al giorno, sarebbero stati licenziati. Non importava da dove provenissero gli immigrati o quale fosse il loro status: prima di tutto andavano arrestati, e soltanto dopo dovevano essere interrogati: questo era l’ordine. Quest’“Operazione Latitante” è stata avviata come piano nazionale programmato per coinvolgere oltre 5.000 agenti federali, e fino a 21.000 soldati della Guardia Nazionale (NBC News, 4 giugno).
Los Angeles, Washington D.C.,
Chicago:
I federali attaccano, la gente resiste, i Democratici fanno
i gradassi.

Il 14 ottobre, gli abitanti della zona sud-est di Chicago affrontano i picchiatori della polizia di frontiera.
(Foto: Jamie Kelter / New York Times)
La faccenda ha avuto inizio il 6 giugno, con una serie di raid in un punto di incontro di lavoratori a giornata vicino a un negozio Home Depot, e anche nel magazzino di un grossista di abbigliamento nel centro di Los Angeles. Subito dopo l’arrivo degli agenti federali in uniforme mimetica alla seconda destinazione, organizzatori della comunità e manifestanti allertati dalle reti di rapido intervento si sono radunati, bloccando presumiblemente i veicoli dell’ICE. Gli agenti hanno individuato e gettato a terra il dirigente sindacale David Huerta del SEIU-United Service Workers West, ferendolo alla testa. Quella sera diverse centinaia di manifestanti hanno protestato all’esterno del centro di detenzione federale, chiamando per la liberazione degli immigrati. Il giorno seguente, il presidente Trump ha emesso un ordine esecutivo che federalizzava 2.000 soldati della Guardia Nazionale e dispiegava 700 Marines a Los Angeles. L’ordine è stato formulato in maniera tale da poter essere applicato ovunque “si stiano svolgendo, o sia probabile che si svolgano” proteste contro le operazioni dell’ICE.1 Cioè dappertutto.
Nei giorni successivi a Los Angeles si sono svolte, all’esterno del centro di detenzione, grandi proteste contro la Guardia Nazionale e gli agenti federali, proteste alle quali hanno preso parte attivisti dell’Internationalist Group e della Revolutionary Internationalist Youth. Nel frattempo i federali si scatenavano in quartieri latinoamericani come Boyle Heights e East Los Angeles, e in alcune città precedentemente a maggioranza nera come Compton, che adesso è per due terzi latina. Giugno è il mese delle lauree. In una scuola superiore locale, il preside ha consigliato alle famiglie di arrivare un’ora prima dell’orario previsto e ha fatto disporre i difensori dei diritti degli immigrati all’esterno, a mo’ di vedette. Varie scuole hanno chiuso l’anno scolastico tornando alla didattica a distanza, di modo che gli studenti immigrati non dovessero rischiare di essere fermati mentre si recavano a scuola e i figli degli immigrati non dovessero temere di tornare a casa e scoprire che i genitori erano stati portati via.

Agenti federali pesantemente armati si scontrano con i manifestanti a Compton, in California, nel secondo giorno di retate militarizzate nei luoghi di lavoro, il 7 giugno 2025. Clicca sull'immagine per ingrandirla.
(Foto: Ringo Chiu / AFP)
I raid sono stati condotti con violenza arbitraria. Un video girato a Los Angeles mostra veicoli privi di contrassegni che speronano un’automobile, con agenti mascherati che tirano fuori il conducente e lo sbattono a terra. Un altro mostra uomini mascherati che infrangono i finestrini di un camion nel parcheggio di un deposito allorché l’autista si rifiuta di aprire la portiera. Un terzo filmato mostra la migra (polizia anti-immigrati) che assalgono un venditore ambulante. L’aspetto degli aggressori somiglia a quello di terroristi, perché tali sono: l’obiettivo di tutte queste vessazioni e violenze è di terrorizzare gli immigrati, e altre persone. Come i bombardamenti statunitensi sull’Iraq durante l’invasione del 2003, loro si aspettano di incutere “trauma e terrore”, questa volta sul piano interno. Così è avvenuto il 7 luglio, quando una colonna di agenti a cavallo pattugliava un MacArthur Park quasi deserto, con tanto di troupe televisiva al seguito: l’obiettivo era di intimidire la gente e di ribadire che i federali possono andare dove vogliono.
Lo stesso dicasi per le incursioni del 10-11 luglio da parte di 400-500 agenti federali in due piantagioni di cannabis nei pressi di Los Angeles, dove i federali hanno lanciato gas lacrimogeni sui manifestanti e trattenuto tutti i lavoratori, arrestandone 361, mentre in tutto quel caos uno di loro è morto. Queste imponenti dimostrazioni di forza, questi arresti a casaccio e questa violenza gratuita sono profondamente illegali, razzisti e incostituzionali, giacché violano il Quarto Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, che si oppone alle “perquisizioni e sequestri senza motivo”, nonché il Quinto e il Quattordicesimo Emendamento, che sono contro la privazione della libertà “senza un giusto processo basato sulla legge”. Eppure, sebbene un giudice federale della California abbia proibito questi sequestri di persona effettuati a caso, l’8 settembre la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una sentenza d’emergenza, ha autorizzato i fermi sulla base dell’aspetto latinoamericano, della parlata in lingua spagnola e/o dell’essere impiegati in mansioni manuali o in lavori a basso salario. Si tratta di una palese profilazione razziale e di classe.
Complessivamente, nell’area di Los Angeles circa 5.000 immigrati sono stati rastrellati dai federali dopo i raid militarizzati di giugno. In agosto, Trump ha spostato la propria attenzione su Washington D.C., federalizzando tutta la Guardia Nazionale locale e facendovi affluire centinaia di soldati in più, mentre le strade venivano inondate di agenti federali. Presuntamente destinato a combattere la criminalità, questo ’“afflusso” di federali ha portato a 1.400 il numero di detenzioni di immigrati a Washington. Ma mentre i pubblici ministeri erano stati incaricati di formulare, contro i manifestanti, le accuse più gravi, i gran giurì di Washington D.C. hanno respinto almeno otto incriminazioni per reato, un numero inaudito, e, nei casi andati a processo per accuse minori, diversi di questi procedimenti si sono conclusi con l’assoluzione o l’attesa di giudizio. Quindi, mentre i federali stanno forzando le tappe per raggiungere la quota stabilita dall’amministrazione Trump, la popolazione delle città, presa di mira, sta opponendo resistenza.
Ciò è stato dimostrato nella maniera più lampante a Chicago, dove oltre 3.000 immigrati sono stati sequestrati dall’inizio dell’“Operazione Midway”, ai primi di settembre. In un quartiere dopo l’altro, centinaia di residenti sono scesi in strada a protestare contro gli agenti predatori dell’ICE e della Border Patrol (Polizia di frontiera), scacciando in diversi casi le squadracce dei rapitori che cercavano di catturare i loro vicini. Il sindaco Democratico (Brandon Johnson) e il governatore (J.B. Pritzker) si sono espressi con durezza contro Trump, il quale ha minacciato di farli arrestare. Hanno anche adottato alcuni provvedimenti a sostegno dei manifestanti, come la fornitura di contrassegni ufficiali e di fischietti per allertare contro la migra. Ma la polizia statale dell’Illinois e gli sbirri di Chicago hanno agito in difesa dei federali. I Democratici sostengono che la Guardia Nazionale non è necessaria, giacché i loro poliziotti se la cavano benissimo da soli nel proteggere i cacciatori federali di immigrati.2
Analogamente a Los Angeles, la sindaca Karen Bass ha occupato le prime pagine dei giornali a proposito della provocazione al MacArthur Park, dichiarando al comandante regionale della Border Patrol, Gregory Bovino, che l’ICE “deve andarsene... e subito!” Ma l’ICE non se n’è andata, e sebbene i funzionari cittadini insistano sul fatto che le loro politiche di “città santuario” non siano cambiate, gli agenti del Dipartimento di polizia di Los Angeles sono sempre presenti quando ci sono proteste contro i federali per “garantire la pubblica sicurezza”, cioè per manganellare i manifestanti. Il governatore della California Gavin Newsom ha criticato con forza il dispiegamento della Guardia Nazionale da parte di Trump, ma ha ordinato agli agenti della polizia autostradale di stato di mantenere i manifestanti lontani dal raid contro la piantagione di marijuana. A Washington la sindaca Muriel Bowser ha ordinato alla polizia metropolitana di collaborare con gli agenti federali e con la Guardia Nazionale.3 In altre parole, i rappresentanti Democratici eletti ordinano ai loro sbirri di spalleggiare i sequestratori di immigrati.
La classe operaia deve
agire: la Guardia Nazionale e l’ICE (polizia
dell’immigrazione) devono essere cacciate da Los Angeles.
Sopra: l’Internationalist Group e la Guardia Nazionale si
fronteggiano davanti all’edificio delle autorità federali a
Los Angeles, il 9 giugno di 2025. (Foto: The Internationalist)Pur facendo un gran parlare, i Democratici non hanno fatto nulla per fermare le deportazioni di massa, potenzialmente di milioni d’immigrati. Organizzano manifestazioni di protesta “No Kings” (niente re) sventolando bandiere U.S.A., ma poi non hanno mosso un dito contro i (finora) 217 ordini esecutivi di Trump della sua seconda presidenza, che comprendono provvedimenti palesemente illegali e incostituzionali, limitandosi a lasciare che i procuratori generali degli “stati blu” (stati governati dai Democratici) intentino delle cause legali. Una volta che vincessero nei tribunali d’appello, queste cause verranno respinte dalla Corte Suprema che è appannaggio di Trump. La “strategia” senza via d’uscita, di rivolgersi all’apparato statale, riflette che anche i Democratici hanno governato mediante ordini esecutivi, hanno scatenato la repressione razzista da parte della polizia, hanno costruito la macchina delle deportazioni espellendo molti più immigrati di quanto abbia fatto Trump e hanno contribuito a gettare le basi dello stato di polizia che sta ora nascendo.
Così facendo, quale partito alleato di Wall Street e del Pentagono, conducendo infinite guerre imperialiste dal Medio Oriente all’Ucraina e distruggendo al contempo i posti di lavoro degli operai “in patria” con accordi di “libero scambio”, il Partito Democratico ha portato all’elezione – per ben due volte – Trump, l’aspirante uomo forte che punta a poteri illimitati e dittatoriali. Tutto ciò pone con urgenza la necessità di mobilitare la forza della classe operaia per fermare le deportazioni degli immigrati e arrestare la corsa verso il dominio di uno stato di polizia. Ribadisce con forza l’appello a rompere con i Democratici, con i Repubblicani e con tutti i partiti e i politicanti che rappresentano il capitale e rende concreta l’urgenza di costruire un partito operaio rivoluzionario quale difensore di tutti gli oppressi, il che è essenziale per difendere i diritti fondamentali di tutti quelli che adesso sono sotto attacco.
La guerra contro gli immigrati è anche contro la sinistra
I Democratici possono anche dire “fermiamo l’ICE” o “mettiamo fine ai raid” – e molti di loro non dicono nemmeno questo – ma non stanno chiedendo di fermare le deportazioni. Stanno essenzialmente affermando: “noi possiamo effettuare le deportazioni meglio di loro”, senza truppe federali e senza tutto questo Sturm und Drang (“tempesta e impeto”). Ma per Trump i militari, i passamontagna, le auto prive di contrassegni, i pestaggi, la violazione delle leggi e dei pluriennali precedenti legali, le finzioni giuridiche e le vere e proprie menzogne sono parti integranti del suo programma di deportazioni di massa, strumenti per imporre un regime di polizia privo di freni. Un simile regime è quello che i marxisti definiscono bonapartismo, un regime di “stato forte” che, pur preservando (alcuni) degli orpelli della “democrazia” parlamentare, si basa sull’affermarsi di un potere esecutivo illimitato attraverso l’apparato repressivo militare/poliziesco, del quale i tribunali sono parte integrante.4
Molti Democratici liberali e molti esponenti della sinistra riformista definiscono Trump come un “fascista”. No, come abbiamo spiegato, egli è un aspirante dittatore, ma il presidente degli Stati Uniti non è il capo di un movimento fascista di massa che funga da ariete per annientare il movimento operaio. I governanti borghesi non hanno attualmente bisogno di tale strumento, perché il loro dominio di classe non è minacciato da un proletariato radicalizzato. Sì, i veri fascisti esistono e costituiscono un pericolo reale. Ma ciò di cui settori capitalisti significativi vedono la necessità per l’oggi è un regime repressivo rinforzato per affrontare l’inevitabile fermento derivante dalla decadenza dell’imperialismo statunitense. Donald Trump assolve a questo ruolo. Certamente utilizza una retorica fascista, e parti significative del suo movimento MAGA (Make America Great Again) – compresi vari membri della sua stessa amministrazione – hanno un carattere fascistoide o di tipo fascista. Il suo bersaglio sono i Democratici e la sinistra radicale, che egli accomuna in maniera ridicola.
Un buon esempio di come la campagna delle deportazioni di massa si inserisca in tutto ciò è stato quando Kristi Noem, la sociopatica segretaria del DHS, si è recata a Los Angeles il 12 giugno, dopo i primi raid militarizzati nei luoghi di lavoro, e ha proclamato: “Siamo qui per liberare questa città dalla direzione socialista e opprimente che questo governatore Newsom e questo sindaco hanno imposto a questo paese.” Newsom e Bowers non sono certamente dei “socialisti”. (Newsom ha chiesto di revocare l’assicurazione sanitaria Medi-Cal per gli immigrati privi di documenti e ha scambiato un amichevole podcast con Charlie Kirk). Ma l’esercito “di liberazione” della Noem è costituito da centinaia di agenti federali, e in particolare dall’ICE e dalla Border Patrol, che fanno parte della divisione Customs and Border Protection (CBP, Dogane e polizia di frontiera) del DHS e che agiscono come una forza paramilitare privata per “far sparire” gli immigrati e seminare il terrore tra la popolazione.
In questo contesto, di un governo federale che non vede l’ora di scatenare una dura repressione contro quella che ritiene essere la sinistra, il 10 settembre Kirk, capo dell’organizzazione studentesca/giovanile nazionale e nazionalista-cristiana fascistoide Turning Point USA (Punto di svolta USA), è stato assassinato in un campus universitario dello Utah. Quell’uccisone, ha avuto l’impatto di un fulmine, dando un’enorme scossa elettrica alla corsa verso uno stato di polizia. Quella sera stessa, in un messaggio dalla Casa Bianca, il presidente Trump ha attribuito la sparatoria alla “violenza politica della sinistra radicale”. Sebbene pubblicamente si sappia poco sulle opinioni del presunto attentatore, il cui nome è stato tenuto segreto dai pubblici ministeri, sicuramente egli non era di sinistra e, a quanto si dice, era un accanito appassionato di videogiochi militaristi. Eppure il giorno seguente, quando a Trump fu chiesto se avesse un messaggio per i propri sostenitori, questi ha risposto che “dobbiamo picchiare a sangue” i “pazzi della sinistra radicale”.
Alcuni fanatici fascistoidi del MAGA come Steve Bannon e Alex Jones hanno dichiarato che l’uccisione di Kirk significa “la guerra”, mentre Elon Musk ha sostenuto che “la sinistra è il partito dell’omicidio”. Mentre il tamburo assordante degli elogi di destra per Kirk continuava a risuonare, crescevano anche le richieste di rappresaglia contro qualsiasi critica nei confronti di questo fomentatore di fanatismo razzista, omofobo, transfobico e antisemita. Si tratta di una caccia alle streghe appoggiata dal governo. Trasmettendo il programma televisivo Charlie Kirk Show dalla Casa Bianca, il vicepresidente J.D. Vance ha invitato a segnalare ai loro datori di lavoro chiunque avesse espresso commenti negativi su quell’icona del MAGA assassinata. Il procuratore generale di Trump, Pam Bondi, ha affermato che il Dipartimento di Giustizia avrebbe “preso di mira” i critici di Kirk per “incitamento all’odio”. Sospensioni e licenziamenti d’insegnanti sono stati segnalati in almeno 24 stati, mentre in Texas sono stati indagati circa 200 insegnanti.
In quest’orgia di caccia alle streghe è stato creato un sito web, Charlie’s Murderers (Gli assassini di Charlie), che ha raccolto nomi di “migliaia” di persone, pubblicandone molti pieni di dettagli degli individui presi di mira, sui loro datori di lavoro, loro indirizzi e account nei social media. Inoltre, le parole pronunciate da Trump a proposito di picchiare brutalmente gli esponenti della sinistra non erano soltanto spacconate, ma erano ordini di marcia per i veri fascisti. Ricordatevi di come, durante la campagna elettorale del 2020, egli si rivolse ai Proud Boys dicendo di “mettersi in disparte e rimanere in attesa” – cosa che loro hanno fatto. E quando Trump aveva invitato tutti a recarsi a Washington il 6 gennaio 2021, dove “i giochi si faranno duri”, i Proud Boys, i III Percenters e altri gruppi d’azione fascisti hanno risposto al suo appello, portandosi dietro un arsenale e capeggiando l’assalto punitivo razzista al Congresso. Stavolta però gli appelli a vendicare il potenziale futuro capo supremo di un movimento fascista di massa sono sostenuti da tutta la forza del governo federale.
Un commentatore razzista dell’ala destra ha definito l’assassinio di Kirk come “l’incendio del Reichstag americano” e ha invocato “una repressione totale della sinistra” (The New York Times, 11 settembre). L’autore di quell’articolo ha chiaramente capito e voleva emulare la dinamica di come l’incendio del parlamento tedesco del 1933 fu falsamente attribuito dai nazisti alla sinistra e poi utilizzato dal regime hitleriano, in carica da un mese, come pretesto per eseguire arresti di massa dei comunisti. E alla commemorazione del 21 settembre per Kirk, Miller, il vice di Trump, ha elogiato il capo di Turning Point USA affermando “noi [il movimento MAGA] siamo la tempesta”. Affermazione che riecheggiava inquietantemente le parole pronunciate dal capo nazista Josef Goebbels al funerale di Horst Wessel, un dirigente delle squadre paramilitari di scagnozzi delle SA (Sturmabteilungen) locali, ucciso da due comunisti nel 1930. Il capo della propaganda nazista trasformò quel delinquente di strada in un martire e minacciò: “Preparatevi alla tempesta.” Fu allora che l’Horst-Wessel-Lied diventò il canto di marcia delle camicie brune naziste delle SA.
Perciò sì, negli Stati Uniti oggi si percepiscono forti echi del nazismo e di altri movimenti fascisti di massa del passato. Questo pone l’accento sul fatto che dobbiamo sfruttare ogni opportunità per organizzare la lotta di massa, facendo emergere l’enorme forza potenziale della classe operaia plurinazionale. E questo è, soprattutto, un problema di direzione.
La grande menzogna di Trump:
il NSPM-7 prende di mira la sinistra definendola
“terrorista”

In alto: il decreto presidenziale di Trump del 22 settembre e il memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale del 25 settembre diffamano la sinistra definendola “terrorista”. In basso: terroristi federali mascherati, durante il raid del 20 giugno 2025 contro un autolavaggio a Bell, California, minacciano la popolazione locale.
(Foto: Carlin Stiehl / Los Angeles Times)
Trump capì che l’assassinio di Kirk costituiva un’opportunità per accelerare la corsa verso uno stato di polizia. Il 22 settembre emanò un ordine esecutivo che designava l’“Antifa” (Azione antifascista) come “organizzazione terroristica interna”. E il 25 settembre firmò il National Security Presidential Memorandum 7 (NSPM-7, Memorandum presidenziale sulla sicurezza nazionale numero 7), cavallo di battaglia di Stephen Miller, presuntamente a “contrastare il terrorismo interno e la violenza politica organizzata”. Se l’anno scorso [2024] la tecnica preferita dai cacciatori di streghe era di equiparare all’antisemitismo l’opposizione antisionista al genocidio in corso a Gaza perpetrato dagli USA e da Israele, quest’anno l’etichetta strumentale preferita consiste nel bollare gli elementi di sinistra come “terroristi” e i sottoscrittori progressisti come finanziatori che “aiutano e spalleggiano” una “condotta criminale”. Alcune ore prima dell’annuncio dell’NSPM-7, i procuratori federali di tutto il paese avevano ricevuto l’incarico di aprire indagini sulla fondazione Open Society di George Soros.
Chiunque abbia una minima conoscenza della sinistra più o meno radicale negli Stati Uniti sa che l’“Antifa” non è una singola organizzazione, bensì un movimento diffuso che punta a contrastare i fascisti mediante “azioni dirette”. Etichettando l’opposizione attiva alle provocazioni fasciste come “terrorista”, l’aspirante dittatore della Casa Bianca intende mettere sotto tiro tutta la sinistra. Il NSPM-7 elenca, come “indici” (segnali) di “terrorismo”, atteggiamenti tipo l’“‘antifascismo’ dichiarato” e l’opposizione ai “principi costitutivi fondamentali americani” come, ad esempio, quello del “sostegno alle forze dell’ordine e al controllo delle frontiere”. Ulteriori “indizi” sono “l’antiamericanismo, l’anticapitalismo e l’anticristianesimo; l’appoggio al rovesciamento del governo degli Stati Uniti; l’estremismo in fatto di migrazione, razza e genere; e l’ostilità nei confronti di chi professa opinioni americane tradizionali sulla famiglia, sulla religione e sulla moralità”.
Pertanto, sulla base di tali indici, il Memorandum di Trump esige “una strategia nazionale per indagare e smantellare reti, singoli e organizzazioni” in modo che “le forze dell’ordine possano intervenire (...) prima che si traducano in atti politici violenti”, nonché per investigare su “atti di reclutamento o radicalizzazione di singoli individui”. Il NSPM-7 è una combinazione multifunzionale del programma COINTELPRO degli anni Sessanta, elaborato dal capo dell’FBI J. Edgar Hoover per lo smantellamento e la repressione omicida dei gruppi combattivi di sinistra e dei neri, con la caccia alle streghe anticomunista del senatore Joe McCarthy degli anni Cinquanta. Equiparare l’antifascismo e l’anticapitalismo al “terrorismo” è palesemente sbagliato – ma quando mai di questo si è preoccupato Trump, che è un vecchio maestro della Grande Menzogna hitleriana? Il suo Memorandum potrebbe non bastare per condannare qualche gruppo o persona, ma è più che sufficiente come pretesto per “investigare”, “smantellare” e fare di peggio.

Donald Trump con il suo sinistro “consigliere per la sicurezza interna” Stephen Miller, 29 aprile 2025. (Foto: Paul Sancay / AP)
Il Memorandum autorizza le Joint Terrorism Task Forces (Forze speciali congiunte antiterrorismo – ne esistono circa 200 in tutti gli Stati Uniti) a “indagare, perseguire e smantellare” non soltanto gruppi o singoli individui etichettati come “terroristi”, ma anche chiunque costituisca “minacce tendenti a impedire attività politiche legittime” (questo è il modo in cui i federali definiscono le proteste contro gruppi fascisti o fascistoidi) o “si opponga al principio di legalità” (così etichettano la resistenza all’ICE). Il NSPM-7 definisce le proteste contro i raid anti-immigrati a Los Angeles e a Portland come “sommosse” e “attacchi” contro l’ICE e la CBP, ed etichetta le “rivolte”, i “saccheggi”, le “violazioni, e la distruzione di proprietà” e il “disordine civile” come “atti terroristici”. Al Dipartimento di Giustizia è stato assegnato il compito di redigere una lista nera delle “organizzazioni terroristiche interne” destinata a Trump . . . passando per il “Consigliere per la sicurezza interna” Stephen Miller.
Ancora una volta, tutto questo viene attuato per decreto – mediante ordini esecutivi e memorandum presidenziali che hanno forza di legge. Ma in questo caso Trump non ha bisogno di nuove leggi. La base “legale” per gran parte di tutto ciò è stata gettata dall’USA PATRIOT Act, adottato dal Congresso in seguito all’attentato dell’11 settembre 2001 al World Trade Center e al Pentagono, grazie al voto bipartisan della stragrande maggioranza dei Repubblicani e dei Democratici. A questo si aggiungano le leggi multiuso anti-cospirazione RICO (Racketeer-Influenced and Corrupt Organizations), il COINTELPRO e decenni di spionaggio della polizia contro gli elementi di sinistra – e i federali sono pronti per ripartire.
L’abbiamo già sperimentato in precedenza. Quando era portavoce del trotskismo rivoluzionario, l’organizzazione che ci ha preceduto cioè la Spartacist League (SL/US), nel 1983, fece causa all’FBI e al procuratore generale degli Stati Uniti contro le “Linee guida sulla sicurezza interna e sul terrorismo” dell’amministrazione Reagan e contro le indagini sulla SL, condotte secondo quei criteri di caccia alle streghe. Al pari del nuovo Memorandum dell’amministrazione Trump, quelle “linee guida” perseguivano in maniera analoga i gruppi di sinistra che esercitavano i loro diritti di parola e di difesa costituzionalmente tutelati, tacciandoli di “terrorismo”. Dopo un anno il governo accettò di ritirare la sua calunniosa “definizione” della SL mediante una clausola firmata da un certo Rudy Giuliani con l’incarico di procuratore degli Stati Uniti (si veda l’articolo: “FBI Admits: Marxists Are Not Terrorists”, Workers Vanguard, n. 368, 7 dicembre 1984).5
La riconversione dell’esercito per la guerra interna
Il “Ministro della
Guerra” Pete Hegseth e il presidente Trump (nella foto
sotto) hanno ordinato a tutti gli 800 generali e ammiragli
statunitensi di presentarsi a una riunione obbligatoria
presso la base dei Marine di Quantico, alle porte di
Washington, il 30 settembre 2025. L’ordine del giorno era
“massima letalità” e prepararsi alla “guerra” contro il
“nemico interno”. Si stanno preparando a ricorrere
all’esercito per sparare sui manifestanti nelle strade delle
città statunitensi. (Foto:
Doug Mills / The New
York Times.)
Poco tempo dopo la pubblicazione del “poco noto” NSPM-7, e contemporaneamente al raid di deportazione in stile militare effettuato in un condominio nella zona sud di Chicago,6 l’amministrazione Trump ordinati tutti gli oltre 800 generali e ammiragli dell’esercito, ossia tutti i pezzi grossi delle forze armate statunitensi, a presentarsi a uno spettacolo su richiesta del sovrano, il 30 settembre, nella base del Corpo dei Marines di Quantico, in Virginia, presso da Washington. Laggiù hanno ascoltato Pete Hegseth, segretario di quello che Trump ha ribattezzato Dipartimento della Guerra, e lo stesso presidente degli Stati Uniti parlare di “ethos guerriero”. Un incontro del genere non si era mai verificato prima a memoria d’uomo. Un alto ufficiale in pensione si è chiesto sui social media se non si trattasse della replica di un’assemblea a sorpresa dei generali tedeschi svoltasi nel 1935, nella quale era stato loro “richiesto di prestare giuramento personale al Führer”. Hegseth gli ha risposto: “Bella storiella, generale.”
Ciò che è stato effettivamente detto durante quell’incontro fu, prima di tutto, che l’esercito deve diventare più “letale” e, in secondo luogo, che la guerra principale è contro “il nemico dall’interno”, un’espressione inquietante che richiama l’apogeo del maccartismo. Hegseth ha dichiarato di volersi sbarazzare della “spazzatura woke” che “ci ha resi meno letali e meno capaci”. Invece avrebbe “dato via libera ai nostri combattenti per intimorire, demoralizzare, dare la caccia e uccidere i nemici del nostro paese. Niente più regole d’ingaggio politicamente corrette e stringenti”, ma soltanto la “massima letalità”.
Poi è arrivato Trump, il quale ha affermato che “i centri delle nostre città” costituiscono “una parte importante della guerra, adesso”, poiché “siamo sottoposti a un’invasione dall’interno”. Quanto alle città in questione, egli ha dichiarato:
“I Democratici governano la maggior parte delle città che sono mal messe (...) quelle gestite dai Democratici radicali di sinistra. Quello che hanno fatto a San Francisco, a Chicago, a New York, a Los Angeles – sono luoghi molto pericolosi. E noi li sistemeremo uno ad uno. E questo sarà un compito serio per alcune delle persone che sono qui presenti in questa sala. Anche questa è una guerra. È una guerra al nostro interno.”
Poi Trump ha proseguito:
“Dovremmo utilizzare alcune di queste città pericolose come terreni d’addestramento per i nostri soldati – per la Guardia Nazionale, ma anche per l’esercito. Perché presto entreremo a Chicago. È una grande città con un governatore incompetente, con un governatore stupido, stupido…
“E che dire di Portland? Portland, nell’Oregon, dove pare di essere in una zona di guerra. Ed ecco che ricevo una chiamata dal governatore liberale: ‘Signore, per favore non venga. Non abbiamo bisogno di lei.’ Mi sono detto: beh’, a meno che non stiano trasmettendo un film taroccato, sembra di essere nella Seconda Guerra Mondiale. La vostra città sta andando in fiamme.”
E, naturalmente, la Fox Media stava riproponendo i filmati delle proteste di massa del 2020 contro le forze federali a Portland. Ma questa evidente discrepanza non importava a nessuno dei presenti.
Trump ha sottolineato di aver firmato in agosto un ordine esecutivo per istituire una “forza di pronto intervento” per “reprimere i disordini civili”. Secondo il Washington Post (12 agosto), tali progetti prevedono una forza di 600 soldati della Guardia Nazionale dislocati in due basi, una in Arizona e l’altra in Alabama, sempre reperibili e pronti a schierarsi nel giro di un’ora in qualsiasi città degli Stati Uniti. Inoltre, secondo l’ordine esecutivo di Trump del 25 agosto, entro il 1° gennaio 2026 ogni stato dovrà disporre di reparti di almeno 500 soldati ciascuno come parte di una forza di pronto intervento. In base a tale ordine esecutivo, queste truppe sarebbero “autorizzate” a imporre la legge federale. Trump sta cercando di aggirare il divieto, stabilito dal Posse Comitatus Act del 1878, di utilizzare l’esercito per la repressione interna trasformando le unità federalizzate della Guardia Nazionale in una forza militare permanente di fatto.
Il generale di divisione in pensione Randy Manner, ex vice capo ad interim del Bureau della Guardia Nazionale, ha affermato che quell’ordine era “politico al 100%”: “L’amministrazione sta cercando di desensibilizzare il popolo americano per abituarlo ai soldati americani armati che pattugliano le strade d’America a bordo di veicoli da combattimento.” E ha aggiunto che “l’obiettivo è, per dirla in tutta franchezza, quello di dominare e sorvegliare il popolo americano”. Se a questo si aggiungono gli ordini di Hegseth a proposito della “massima letalità” e il discorso di Trump su una “guerra dall’interno” nelle “città democratiche”, quella che l’amministrazione sta preparando è l’uccisione dei manifestanti negli Stati Uniti. Il che risuona come l’Operazione Garden Plot, nome in codice del famigerato piano di Richard Nixon contro i “disordini civili”, redatto alla fine degli anni Sessanta utilizzando come pretesto le rivolte di Watts, Newark e Detroit, che contemplava la detenzione nelle basi militari di migliaia di manifestanti contro la guerra.
Durante l’evento del 25 settembre nello Studio Ovale della Casa Blanca, in occasione della firma del NSPM-7, l’onnipresente Stephen Miller ha dichiarato: “Questa è la prima volta nella storia americana che si registra uno sforzo ‘di tutto il governo’ per smantellare il terrorismo di sinistra”, sforzo da lui descritto come un’impresa gigantesca e adeguatamente finanziata che trae le sue origini dai “disordini” del Black Lives Matter. Evidentemente quest’operazione di Grande Menzogna per calunniare e reprimere la sinistra coinvolge anche l’esercito. Donald Trump sta dichiarando il proprio intento di realizzare quello che Nixon e Reagan non erano riusciti a portare a compimento. Per questo ha bisogno della macchina di uno “stato forte” bonapartista basato su un potere militare/poliziesco illimitato. Si tratta di un pericolo evidente e attuale, non soltanto per gli immigrati e per gli esponenti della sinistra radicale (sia essa reale o immaginaria), ma anche per molti altri settori della popolazione statunitense e per tutti i difensori dei diritti democratici. Il problema è come combatterlo e sconfiggerlo.
“Stato profondo” o stato trumpista, ma pur sempre stato capitalista è!
In risposta all’attacco a raffica sferrato da Trump contro tutta una serie di agenzie governative e contro la pubblica amministrazione, che per anni egli ha etichettato come “stato profondo”, i Democratici e i loro vari gruppi di facciata (Moveon.org, 50501, Indivisible, Mobilize.org, ecc.) hanno organizzato diversi cortei a livello nazionale, che sono stati molto grandi ma anche molto impotenti. Ai cortei “No Kings” dei liberali, a metà giugno e a metà ottobre, molti degli oratori hanno accusato Trump di dirottare “la nostra democrazia”. Ma per il popolo lavoratore e per i settori sociali oppressi, non si tratta della “nostra democrazia”, bensì della loro pseudo-democrazia, nella quale entrambi i partiti rappresentano il capitale e calpestano gli interessi degli operai, degli immigrati, della popolazione nera, delle donne, delle persone lesbiche, gay e transgender.
Negli ultimi anni entrambi i partiti hanno governato per decreto (mediante ordini esecutivi), in buona parte perché gli Stati Uniti sono così nettamente ed esattamente divisi. Trump ha vinto con il 49,8% del voto popolare alle elezioni del 2024, contro il 48,3% della Democratica Kamala Harris, ossia con uno scarto dell’1,5%. E tuttavia i Repubblicani del MAGA rivendicano il mandato di imporre la loro agenda reazionaria. I Democratici, dal canto loro, si affidano invano ai tribunali e all’esercito – cioè agli organi repressivi dello stato capitalista – per tenere a freno Trump. Il giorno in cui il NSPM-7 venne pubblicato, i mass media liberali si sono focalizzati sull’incriminazione dell’ex direttore dell’FBI James Comey, il quale aveva utilizzato, per perseguire i divulgatori di segreti governativi come Edward Snowden, alcune delle stesse leggi anti-cospirazione di cui adesso Trump si servirà contro la sinistra. Biden ha utilizzato i tribunali come una clava politica contro Trump nello stesso modo in cui Trump li sta usando oggi contro i Democratici.
Nel frattempo i seguaci di Trump stanno facendo il possibile per mantenere i propri incarichi. Con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine del 2026, in stati “rossi” (governati dai Repubblicani) come la Florida e il Texas i Repubblicani premono per avere il controllo dei collegi elettorali, che stanno manipolando a più non posso ridisegnando i confini dei distretti elettorali per aumentare al massimo i propri seggi. In stati “blu”, come quello di New York e della California, i Democratici stanno facendo la stessa cosa. Trump medita su un terzo mandato, che sarebbe incostituzionale. Ma occorre ricordare che nel 2024 egli disse a un “Summit dei credenti” cristiani ospitato da Turning Point USA che, se a novembre avessero votato per lui, “non dovranno più votare”. Né va dimenticato che Trump sta cercando di abolire mediante un ordine esecutivo il diritto di cittadinanza per nascita, che fu istituito dal Quattordicesimo Emendamento come frutto diretto della Guerra Civile.
Mentre Trump sta preparando le forze militari a scatenare una guerra contro il “nemico dall’interno”, l’amministrazione si sta muovendo a tutta birra per integrare le numerose banche dati governative (tasse, previdenza sociale, assistenza sanitaria federale e statale, e altro) in un registro della popolazione molto più ampio di quello che avrebbe una carta d’identità nazionale (negli Stati Uniti non esiste), includendovi informazioni personali sulla residenza e dati finanziari, medici, biometrici e di vigilanza. A società come Palantir e Amazon sono stati assegnati miliardi di dollari in contratti pluriennali. Attraverso la “partnership tra pubblico e privato” tanto amata dai Democratici di Bill e Hillary Clinton, l’amministrazione Trump sta conso lidando un autentico “stato di sorveglianza”.
Questa corsa verso un regime da stato di polizia non è un fenomeno esclusivo di Trump o degli Stati Uniti, ma è un fenomeno internazionale che riflette la necessità dei governanti di avere un apparato repressivo rafforzato per affrontare le conseguenze della decadenza del capitalismo. Negli Stati Uniti squadracce paramilitari mascherate danno la caccia agli immigrati per le strade e nelle loro case, mentre gli investitori, in preda a una selvaggia frenesia, riversano centinaia di miliardi di dollari nel “boom” dell’intelligenza artificiale (IA). Per quest’anno si prevedono oltre 350 miliardi di dollari di investimenti aziendali in società di IA (cloud computing, circuiti integrati, banche dati) che stanno bruciando liquidità, ma molte delle quali sono ben lungi dall’essere redditizie. La “bolla” del mercato azionario che ne deriva, con prezzi delle azioni superiori agli utili, è di gran lunga la più grande della storia, e secondo un calcolo sarà 17 volte maggiore della bolla delle “dot.com” del 2000-2001. Quando la bolla scoppierà, potrebbero verificarsi corse agli sportelli bancari e disordini.
In Europa i programmi sociali vengono distrutti (come il Servizio sanitario nazionale britannico) o smantellati (il “reddito di cittadinanza” in Italia), mentre le spese militari schizzano alle stelle. I riformisti avanzano proposte, del tipo “burro, non cannoni”, come se si trattasse di un problema di priorità di bilancio, ma è molto più di questo. Tutto l’edificio del capitalismo del “stato sociale”, eretto dopo la Seconda guerra mondiale per scongiurare la minaccia di una rivoluzione rossa, sta vacillando. Mentre gli ex partiti comunisti e socialisti si spostano a destra o vengono sciolti e i sindacati si indeboliscono, le forze reazionarie si rafforzano. Come avviene negli Stati Uniti, il malcontento economico viene indirizzato contro gli immigrati e, in assenza di una forte opposizione da parte di un movimento operaio rivitalizzato, partiti fascistoidi e apertamente fascisti potrebbero impadronirsi delle redini del potere in un numero maggiore di paesi europei. E che al potere ci sia un “centro-sinistra” o l’estrema destra, la repressione poliziesca aumenterà comunque.
L’obiettivo finale della costruzione di uno “stato forte” è quello di irreggimentare e disciplinare la popolazione per la guerra. La Lega per la Quarta Internazionale (LQI) e la sua sezione statunitense, l’Internationalist Group, hanno fatto appello a mobilitare la forza del movimento operaio per sconfiggere la corsa alla guerra degli imperialisti e la loro repressione militarizzata. Questo problema è particolarmente acuto in Italia, il cui governo di estrema destra è capeggiato dal partito fascista Fratelli d’Italia della premier Giorgia Meloni, entusiasta sostenitrice di Trump e di Musk. Nel maggio scorso il suo governo ha elaborato un decreto legge che metterebbe fuorilegge il blocco di ferrovie e autostrade, l’occupazione di porti e stazioni ferroviarie, e perfino i picchetti dei lavoratori in sciopero. La sezione italiana della LQI ha lanciato nel suo giornale l’appello “Per un vero sciopero generale per fermare il ‘decreto sicurezza’ e il riarmo!” (L’Internazionalista n. 8, maggio 2025).
Ma se l’Italia ha un governo imperialista di destra membro della NATO, essa ha anche una classe operaia forte e combattiva. In settembre e in ottobre, come risposta agli appelli agli “scioperi generali” lanciati dai combattivi sindacati di base, e in particolare dai lavoratori portuali, a bloccare il paese “per Gaza”, milioni di manifestanti si sono riversati nelle strade e hanno paralizzato il paese per due volte. Il 22 settembre erano un milione e il 3 ottobre, quando ad essi si è unita la CGIL, che è la più grande federazione sindacale, in risposta all’attacco israeliano contro la Global Sumud Flotilla, erano due i milioni di manifestanti scesi in corteo in 100 città. In entrambi i casi sono stati bloccati porti e linee ferroviarie, sono state occupate stazioni ferroviarie e autostrade, picchettate fabbriche di armi e riempite le piazze. La forza della classe operaia è stata mobilitata, trasformando così il “decreto sicurezza” in lettera morta, almeno per ora.7>

Il potere della mobilitazione dei lavoratori: i manifestanti occupano la stazione ferroviaria di Genova, in Italia, durante lo sciopero di massa del 3 ottobre 2025 in solidarietà con il popolo palestinese di Gaza. Il governo di estrema destra guidato dai fascisti aveva emanato un decreto-legge che vietava il blocco di ferrovie, autostrade e porti, nonché i picchetti nelle strade. Con oltre 2 milioni di persone in piazza, i manifestanti hanno fatto proprio tutto ciò, rendendo il draconiano decreto da stato di polizia lettera morta, almeno per ora.
(Foto: Emanuela Zampa / Getty Images)
L’aumento della repressione interna è parte del fronte interno della corsa alla guerra, mentre gli imperialisti si stanno orientando verso una Terza guerra mondiale termonucleare che mira alla controrivoluzione in Cina e allo smembramento della Russia. I governanti europei stanno spingendo alla militarizzazione di tutta la società, dalla predisposizione di ferrovie e autostrade alla preparazione di ospedali per le vittime di massa, ripristinando la coscrizione obbligatoria e introducendo l’“educazione patriottica” nelle scuole, com’è stato richiesto da Trump negli Stati Uniti. Ma hanno un problema: la popolazione. Secondo vari sondaggi d’opinione, circa il 60% dei tedeschi afferma che non difenderebbe la Germania se venisse attaccata, e tra i giovani oltre il 75% non vuole morire per la Germania.
Trump si serve del Dipartimento di Giustizia per vendicarsi dei suoi nemici personali, tratta le casse dello stato come un salvadanaio per arricchire i suoi amici e parenti, aumenta e diminuisce a casaccio le tariffe doganali e proclama “emergenze nazionali” (nove finora nel 2025) per poter essere in grado di governare per decreto. Tutto ciò rende ridicole le pretese secondo cui la “democrazia” statunitense rappresenterebbe il “principio di legalità” o quello che i teorici del diritto dell’Europa continentale, seguendo il filosofo tedesco Immanuel Kant, chiamano Rechtstaat (stato di diritto), in contrapposizione a un dominio arbitrario. Ma la corsa verso il rafforzamento dello stato e la marginalizzazione o la repressione della resistenza popolare – come nel caso delle proteste contro gli omicidi razzisti commessi dalla polizia negli Stati Uniti e contro il genocidio a Gaza – viene portata avanti da tutti i partiti capitalisti. Ciò evidenzia il fatto fondamentale che, “stato profondo” o stato trumpista che sia, si tratta pur sempre di uno stato capitalista.
Il crescente bonapartismo istituzionale è stato una caratteristica fondamentale delle “democrazie” imperialiste fin dall’avvio della Guerra Fredda antisovietica che fece seguito alla Seconda guerra mondiale. In precedenza i liberali lo definivano “stato di sicurezza nazionale”. Ma per invertire la corsa accelerata verso uno “stato forte” blindato, per abortire lo stato di polizia di Trump in gestazione, nessuna misura palliativa, come le richieste di riforme giudiziarie, le proposte di impeachment (affinché l’ideologo fascistoide Vance possa diventare presidente?) o gli appelli a un inesistente “diritto internazionale”, avrà alcun effetto. È invece necessario organizzarsi per abbattere il sistema capitalista, che nella sua agonia mortale dà inevitabilmente origine a stati di polizia e alla guerra imperialista. La lotta per la rivoluzione socialista internazionale costituisce l’unica speranza per l’umanità.
È difficile non rendersi conto del fatto che il capitalismo sta morendo. Basta guardarsi intorno. Un sacco di gadget sfavillanti, chatbot d’intelligenza artificiale che vomitano spazzatura reazionaria, un’istruzione e una sanità pubbliche sotto attacco, banche alimentari a corto di cibo, terrore poliziesco razzista per le strade . . . contro gli immigrati e contro chiunque altro.
Che fare? La crisi dell’umanità, come scrisse Lev Trotsky nel Programma di Transizione, il programma sulla cui base venne fondata la Quarta Internazionale, si riduce alla crisi della direzione rivoluzionaria. Le condizioni per la rivoluzione non sono soltanto mature, ma lo sono fin troppo. Ciò che va fatto è la lotta per forgiare un’avanguardia autenticamente socialista, comunista e rivoluzionaria, radicata nei settori chiave della classe operaia. La Lega per la Quarta Internazionale cerca di consolidare il nucleo centrale di quest’avanguardia forgiando partiti operai rivoluzionari per guidare le lotte dei lavoratori e degli oppressi, per difendere i diritti democratici sotto assedio e per fermare la folle corsa verso una guerra mondiale e alla barbarie irradiata che minaccia la sopravvivenza dell’umanità. Questo è il compito che dobbiamo assolvere, mentre milioni di persone in tutto il mondo cercano risposte e un cammino lungo il quale avanzare di fronte al forte declino del capitalismo. ■
- 1. Si veda “Labor Must Act: Drive ICE Out of L.A.!”, The Internationalist n. 76, giugno-ottobre 2025.
- 2. Si veda “Chicago Under Siege: Thousands Demand Stop Deportation Raids”, The Internationalist n. 76, giugno-ottobre 2025.
- 3. Un approfondito resoconto apparso nel New York Times (1° ottobre), sotto il titolo “How Washington Became a Testing Ground for ICE”, afferma: “L’agenzia ha aumentato drasticamente i suoi arresti in città, collaborando con la polizia locale e con altre agenzie federali per identificare gli immigrati durante i fermi per violazioni di minore entità del codice della strada.” Tra il 20 gennaio e la fine di luglio l’ICE ha effettuato 85 arresti a Washington. Nell’articolo si legge inoltre: “Ma dagli inizi d’agosto a metà settembre l’ICE ha effettuato, secondo funzionari che sono a conoscenza dei dati, circa 1.200 arresti. Un elemento chiave della strategia risiede nella stretta collaborazione dell’ICE con il Dipartimento di Polizia Metropolitana e con la Park Police degli Stati Uniti.”
- 4. Si vedano gli articoli “Fascismo, bonapartismo e Donald Trump” e “Donald Trump è fascista?”, L’internazionalista n. 8, maggio 2025. Lev Trotsky utilizzò il termine “bonapartista” per descrivere i governi autoritari “prefascisti” nell’Europa degli anni Trenta basandosi sul pamphlet del 1852 di Karl Marx, Il diciotto brumaio di Luigi Bonaparte [in K. Marx–F. Engels, Opere complete, vol. XI, Editori Riuniti, Roma 1982, pp. 105-205], il nipote di Napoleone Bonaparte che si proclamò imperatore di Francia in quello stesso anno e che poi governò fino al 1870. Per ulteriori informazioni su questo argomento si veda il nostro opuscolo Marxism vs. Bonapartism, del settembre 2004.
- 5. Pur sottolineando l’importanza di questo “modesto ma reale colpo inferto al nuovo maccartismo”, l’articolo aggiungeva: “Non ci facciamo illusioni sul fatto che la polizia segreta del governo abbia cessato o cesserà le sue attività di persecuzione, di infiltrazione e di sabotaggio nei confronti di organizzazioni politiche marxiste e di altri presunti oppositori politici del governo. Sappiamo che la polizia segreta non è cambiata dai tempi in cui Karl Marx veniva braccato dagli agenti segreti prussiani e che, fintantoché i capitalisti detengono il potere statale, i loro agenti di polizia continueranno il loro sporco lavoro contro qualsiasi messa in discussione, reale o immaginaria, del loro dominio di classe.”
- 6. Si veda “Chicago Under Siege: Thousands Demand Stop Deportation Raids”, The Internationalist n. 76, giugno-ottobre 2025.
- 7. Si vedano gli articoli “Lo sciopero di massa per Gaza blocca l’Italia - Per un’azione di sciopero internazionale per fermare il genocidio a Gaza perpetrato da USA e Israele!” e “I portuali europei chiamano ad azioni di sciopero per fermare i carichi d'armi”, L'Internazionalista n. 9, agosto 2026 .
