agosto 2026
Omicidio di Stato a Bologna:
Mobilitiamoci per uno sciopero nazionale!
Abderrahim Fakir assassinato
dalla polizia: la risposta operaia
Abderrahim Fakir,
assassinato in fermo. Autopsia: polmoni pieni di sangue,
schiacciamento toracico. (Photo: Screenshot dal video girato da un residente)
Attorno a mezzogiorno di domenica 19 luglio, Abderrahim Fakir, un lavoratore di 42 anni di nazionalità marocchina, si trovava in uno stato di agitazione, mostrando segni di sofferenza psicologica, sbatteva il capo e piangeva gridando ad alta voce, chiedeva aiuto, chiedeva il soccorso di un’ambulanza. I vicini residenti del suo casamento hanno chiamato la polizia che al loro arrivo hanno richiesto l’intervento medico sanitario di emergenza del 118, chiedendo l’intervento per qualcuno in crisi psichiatrica.1 Abderrahim non era armato e non minacciava nessuno. Ma all’arrivo degli operatori della Croce Rossa, due poliziotti lo hanno bloccato spingendolo a terra, faccia in giù schiacciata al pavimento, ammanettato a braccia dietro le spalle e gambe bloccate con le fascette, montando con tutto il loro peso sulle sue spalle e le sue gambe. Un video ampiamente ritrasmesso su internet mostra Fakir mentre grida “aiuto, aiuto, basta” mentre tutto ciò accadeva per ben quattro minuti buoni prima che “sembrava privo di sensi.”
Abderrahim Fakir è stato assassinato dalla polizia mentre era legato mani e piedi, immobilizzato e sotto la loro custodia. Quattro operatori sanitari presenti hanno assistito senza fare nulla se non constatarne la morte, allorquando hanno tentato le manovre di rianimazione. Tutti e sei sono colpevoli – ma non sono i soli. Quello a cui si è assistito è all’applicazione di leggi di stato di polizia in azione. L’autopsia, eseguita in seguito, due giorni dopo, da esperti esterni, su due punti ha emesso un giudizio conclusivo: i suoi polmoni erano pieni di sangue e vi erano tracce di schiacciamento toracico. Fakir soffriva di asthma, cosa che forse ha contribuito quale fattore aggravante, ma non è una scusante. Tutto indica che Fakir è stato soffocato dall’azione degli agenti di polizia. Un video apparso in secondo tempo, mostra sangue sotto la testa e sul suo viso mentre egli si trova sdraiato a terra.
I rapporti sulla morte di Fakir hanno suscitato immediato sdegno. Il parallelo con la morte di George Floyd a Minneapolis, asfissiato dalla polizia nel maggio del 2020, evento che portò in piazza milioni di manifestanti in tutti gli Stati Uniti, è balzato alla mente di tutti. La sorella di Abderrahim ha gridato, “Lo hanno ammazzato e picchiato”. La sera stessa un sit-in di protesta si è radunato al Pilastro, il quartiere dove è stato ucciso, che è anche il quartiere dove vivono tanti immigrati, per denunciare “un assassinio di stato” e chiedere “verità e giustizia.” Contemporaneamente, il sindaco del PD (partito Democratico) Matteo Lepore ha fatto appello all’assemblea civica cittadina per la sera successiva per stare “a fianco della famiglia” anche come “il Commune di Bologna si è sempre impegnato … per ottenere la verità sulla strage del 2 agosto” (1980), quando 85 persone rimasero uccise e 200 ferite dalle bombe nell’attentato fascista, sostenuto dallo stato, alla Stazione Centrale FS di Bologna.2
Quel lunedì (il 20 luglio) alle ore 18, migliaia di persone hanno riempito Piazza Nettuno a Bologna per ascoltare l’appello della nipote di Fakir reclamare “verità e giustizia” sugli eventi che hanno portato alla sua uccisione. Ma quando parte della folla a seguito di un grande striscione, che denunciava “Contro razzismo e omicidi di Stato” e rivendicava “giustizia per Fakir”, si è mossa verso Piazza Roosevelt per dimostrare davanti alla Prefettura e alla Questura, si è trovata difronte ad una carica della polizia antisommossa che gli sparava contro con idranti, peperoncino urticante e gas lacrimogeni, mentre gli agenti li caricavano colpendo la gente con i manganelli a destra e a manca. Quella stessa sera, il sindacato di Base SI Cobas (sindacato di cui Fakir aveva fatto parte) ha lanciato uno sciopero di 24-ore che ha bloccato l’Interporto, hub della logistica, dove per l'azione dei magazzinieri hanno resultato “migliaia di camion fermi, altre miglia dirottati su Milano” (SI Cobas, 21 luglio).
Nei tre giorni seguenti, proteste sono state organizzate in più di 20 città, includendo quelle chiamate dal SI Cobas a Torino e Napoli. La domenica seguente, si è tenuta una marcia di massa al quartiere del Pilastro, vicino ai garages dove Abderrahim Fakir è stato ucciso. “In migliaia si inginocchiano, alzano il pugno in aria e rievocano il gesto del Black Lives Matter, il movimento nato nel ricordo di George Floyd.” riporta l’ANSA il 26 luglio. Più tardi, 12 persone verranno denunciate per “resistenza a pubblico ufficiale” e danneggiamento della proprietà del 20 luglio. Il governo nazionale dichiara la ridicolaggine di ben 60 e passa poliziotti feriti negli scontri che loro stessi hanno scatenato nell’attaccare la folla. Ora è prevista una manifestazione nazionale per il mese di settembre contro le uccisioni di stato e la repressione.
Gli immigrati subiscono la repressione della polizia
Abderrahim Fakir è venuto in Italia all’età di sette anni, ha vissuto a Bologna per 35 anni. Eppure, a causa delle leggi razziste sull’immigrazione italiane, non era un cittadino. I suoi documenti erano in ordine, era legale, ma l’anno scorso la sua richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno era stata rigettato, probabilmente perché il suo reddito non era sufficiente, ha affermato il suo legale. (Aveva lavorato in posti nella logistica, era titolare di una impresa di facchinaggio, e aveva aperto un laboratorio di falegnameria.) Quando poi ha presentato domanda di asilo, anche questa gli è stata rifiutata. Aveva fatto ricorso, ma se anche questo fosse stato rifiutato, aveva timore di essere deportato. A giugno, avendo appreso che l’Unione Europea stava inasprendo le leggi contro le persone prive di documenti, è andato in panico. “Per lui non sarebbe cambiato niente, in realtà, ma la retorica della remigrazione che sta invadendo il dibattito pubblico lo terrorizzava” riferisce Spinelli suo avvocato (Il Post, 22 July).3
L’esperienza di Abderrahim è speculare a quella di innumerevoli altri migranti, sotto il consiglio dei ministri della ultra destra diretto dalla premier Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia fascisti, come anche sotto i governi di “centro sinistra” e “centro destra” che l’hanno preceduto. Ma questa gang al potere sta facendo di tutto per rafforzare la macchina repressiva dello stato. Nel 2025, il regime Meloni ha spinto acciocché il suo “Decreto Sicurezza” diventasse legge, come parte della campagna di guerra imperialista della NATO contro la Russia in favore dell’ Ukraine. Il suo fine, quello di criminalizzare le proteste e le lotte sociali, e mettere in piedi una “immunità funzionale” per la polizia e le forze dell’ordine, mettendo “L’Italia sulla strada che porta a uno stato di polizia bonapartista” come avevamo scritto allora ( “Per un vero sciopero generale per fermare il ‘decreto sicurezza’ e il riarmo”, L’internazionalista n. 8, maggio 2025).
L’autunno scorso gli scioperi nazionali – che hanno visto la partecipazione nelle piazze di milioni di persone occupare strade e binari ferroviari contro il genocidio a Gaza – avevano vanificato almeno temporaneamente molti di questi provvedimenti a punire blocchi stradali, occupare le stazioni ferroviarie, ecc.4 Ma ora, con una nuova legge, il decreto sicurezza del 2026, e nuove regolamentazioni sull’uso della forza da parte delle forze di polizia, Meloni e i suoi fratelli fascisti sono di nuovo sul piede di guerra. Abderrahim Fakir è stato una delle prime vittime di queste leggi di “stato di polizia”. Prima di tutto, gli ufficiali di polizia (e il personale medico sanitario che ha assistito agli eventi senza intervenire per fermarli) sono protetti da uno “scudo penale” pensato per aggirare una legge risalente all’epoca degli “anni di piombo”, gli anni Settanta del secolo scorso, che chiamava gli agenti di polizia iscritti come indagati a rispondere del proprio operato.
Ora se il pubblico ministero decide che “il fatto è stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione” (del tipo nell’esercizio delle proprie funzioni ufficiali), invece di registrarli nella lista ufficiale degli indagati, sotto la nuova procedura del “modello 45-bis”, il loro nome verrà incluso in una lista “ad hoc”, e il pubblico ministero conserva la facoltà dopo 30 giorni di archiviare la faccenda, nel caso che ritenga che non siano necessarie ulteriori indagini, o se invece attendere fino a 120 giorni per incriminarli. Quindi, contrariamente alle proteste ciniche del governo, secondo cui non ci sarebbe un vero e proprio “scudo penale”, i poliziotti responsabili di un omicidio formalmente e di fatto non vengono indagati. Dunque è proprio l’opposto. Il 21 luglio il vice primo ministro Salvini si è precipitato in città per dichiarare che i due agenti “vanno protetti” e “capiti”, e la gente sta “ringraziando la polizia di stato per quello che sta facendo nei quartieri di Bologna” (Dire, 22 luglio).
Salvini ha anche detto di essere “sicuro” che gli agenti di polizia “hanno lavorato secondo il protocollo”. Questo è un’altro dei cambiamenti recenti. L’11 maggio, il Ministero dell’Interno ha rilasciato nuove “Linee guida per la gestione di persone non collaborative.” Le associazioni di polizia specificano che queste sono per casi di “persone in stato di alterazione psicofisica,” e “soggetti con fragilità psichiatriche o disagio psicologico”. Lo scopo è quello di “ridurre l’esposizione a profili di responsabilità penale” degli agenti, fornendo delle linee guida in modo che “esclude la punibilità per l’esercizio di un diritto o l’adempimento di un dovere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo dell’autorità” sottesa dall’Articolo 51 del Codice Penale.5 Le “Linee guida” sottolineano che si basano sulle pratiche di polizia in vigore negli Stati Uniti (!), note per essere tra le più violente al mondo.
In queste Linee guida si parla di “de-escalation,”, “proporzionalità” nell’uso della forza, “linguaggio non-verbale corporeo,” eccetera. Mettono in guardia sugli “eccessi,” e raccomandano agli agenti di mantenere la calma. Fanno notare che “La posizione prona e la compressione della cassa toracica non deve essere prolungata, a causa del rischio che queste manovre possono comportare per il sistema cardiovascolare e respiratorio.” Ma di fatto, l’“uso della forza muscolare” è la “prima modalità di contenimento di un soggetto non collaborativo” nel loro schema in sette fasi di misure coercitive. E questa tecnica – che sapevano bene essere potenzialmente letale, e per la quale non c’era assolutamente giustificazione alcuna – è esattamente ciò che gli agenti hanno applicato su Abderrahim Fakir. Il “protocollo” a cui Salvini ha fatto riferimento è specificamente progettato per impedire che tali agenti assassini vengano perseguiti.
Certamente, la polizia ha sempre goduto di uno “scudo penale” tranne in casi più rari, e anche in quelli, qualsiasi punizione è inferiore al minimo. Inoltre, tali azioni omicida da parte della polizia non sono solo importate dall’ ICE negli United States,6 sebbene la pratica sia diventata massiccia sotto l’amministrazione Trump dal suo corpo paramilitare di polizia dell’immigrazione. Fabio Anselmo, il legale rappresentante la famiglia di Fakir, ha ricordato il caso di Federico Aldrovandi, uno studente con disagio psicologico, ucciso da un agente tramite la compressione della cassa toracica comprimendolo con il ginocchio sulle spalle nel 2005; e quello di Riccardo Magherini, il 39venne ex calciatore che morì di infarto dopo essere stato obbligato a soggiacere riverso sul pavimento stradale dai Carabinieri nel 2014. E, naturalmente, questo tipo di sfrenata violenza della polizia viene inflitta regolarmente agli immigrati, anno dopo anno.
Frattanto, le manifestazioni organizzate da Roberto Vannacci e il suo nuovo partito “Futuro Nazionale”, da CasaPound e altri fascisti e movimenti di ultra destra che fanno appello alla “remigrazione” alimentano la campagna razzista islamofoba promossa dal governo Meloni. Ciò si riflette direttamente sulla polizia. Quando il Consigliere comunale di Bologna Detjon Begaj ha postato su Facebook sul caso di Fakir, in un paio d’ore vi ha trovato 16 commenti di un certo Walter Lombardi, un brigadiere dei Carabinieri, di stazione a Bologna, che includeva nei commenti: “uno spacciatore tossico in meno, BUM, BUM, BUM, viva il Duce” (FanPage, 23 luglio). Ora il governo sta indagando sul sindaco per aver indetto la manifestazione del 20 luglio e sta perseguendo penalmente 12 manifestanti aggrediti dalla polizia per aver protestato contro l’omicidio di stato, mentre gli assassini di Abderrahim Fakir sono “protetti” e non vengono indagati
Magari liberali e riformisti si preoccuperebbero di istruzioni, di formazione della polizia, di linee guida più dettagliate, di cambiamento “della cultura della polizia” e simili. Tutto ciò non cambierà nulla, l’esperienza negli Stati Uniti, dove tutti questi palliativi sono stati sperimentati e la polizia uccide ancora più di 2.000 persone all’anno, l’ha dimostrato. L’assassinio perpetrato dalla polizia a Bologna è il risultato di una crociata anti-immigrati che sta guidando la spinta ad una escalation verso una nuova III Guerra mondiale. Una vera risposta al montare della repressione sarà la mobilitazione di uno sciopero generale a oltranza in tutta Italia contro quest’assassinio di stato. I lavoratori, gli immigrati e tutti gli oppressi devono intraprendere una lotta di classe in difesa dei diritti democratici– incluso rivendicare pieni diritti di cittadinanza per tutti gli immigrati – che pone in maniera acuta la questione fondamentale di quale classe dovrà dirigere la società.
Combattere contro la deriva verso uno stato di polizia richiede affrontare il sistema capitalista stesso, e battersi per il potere operaio. Contro la deriva imperialista verso la guerra, il Nucleo Internazionalista d’Italia e la Lega perla Quarta Internazionale si battono per forgiare il partito leninista-trotskista necessario a dirigere le lotte per un rivoluzione socialista mondiale. Questa è la risposta proletaria all’omicidio di stato avvenuto a Bologna. ■
- 1. Oltre agli agenti del Volante della Polizia di Stato e al personale del 118, è stata segnalata la presenza "della Squadra Mobile, della DIGOS e con il supporto dei Carabinieri” (FanPage, 19 luglio), ma di questo non si parla più in seguito.
- 2. Si Veda“I fascisti italiani alla testa del terrorismo anticomunista durante la Guerra Fredda”, L’internazionalista n. 8, maggio 2025.
- 3. https://www.ilpost.it/2026/07/22/morte-abderrahim-fakir-chi-era-storia-salute-mentale-debiti/
- 4. Vedi “Lo sciopero di massa per Gaza blocca l’Italia” L'internazionalists n. 9, agosto 2026.
- 5. “Polizia di Stato: le nuove linee guida su come gestire le persone non collaborative”, Polizia Locale, May 2026.
- 6. Come suggere Il Manifesto (22 luglio), “Violenza di stato: il virus diffuso dagli Usa”.
